Non è tanto importante cosa si ingerisce, quanto COSA RIMANE nell’organismo dopo l’espulsione dei rifiuti.
Moltissime volte, ciò che rimane è anche dannoso per l’organismo; è una lotta quotidiana, una vera e propria guerra con le proprie cellule.
Quello che entra nell’organismo ha da essere compatibile con le cellule che lo ricevono; se così non è, doppio danno. Tutto quello che non è compatibile è anche dannoso, velenoso.
Gli organi preposti hanno da faticare il doppio per neutralizzare il veleno; quindi rimangono affaticati e l’organismo denutrito, quando va bene, se no addirittura colpito. Ma il nutrimento, prima di arrivare alle cellule, ha da essere digerito; in questo processo il ruolo principale è affidato agli enzimi.
C’è la digestione enzimatica e quella batterica; la seconda, lunghissima e devastante, che lascia corpo e spirito stremati, avviene quando ci sono nello stesso pasto alimenti che abbisognano di enzimi diversi per essere trasformati. A volte opposti, per essere digeriti.
Per carne, pesce e derivati occorrono enzimi aggressivi, bellicosi, veri e propri samurai. Per i cereali e derivati bastano enzimi pacifici, tranquilli.
La frutta, che non viene digerita nello stomaco, se viene mangiata a fine pasto, prima di arrivare a destinazione ha tutto il tempo di fermentare.
L’anguria e il melone sono esclusivisti, asociali, e vogliono essere mangiati per conto loro; proprio ognuno da solo e a debita distanza dagli altri.
Le verdure tutte, a foglia larga, stretta, filiforme… sono democratiche e molto socievoli; non fanno distinzione di genere o provenienza, vanno a braccetto sia con la carne che con chicchi interi o sfarinati, con nocciolame a guscio e semi oleosi.
Bisogna riconoscere che l’osso duro è proprio la carne, perché anche dopo digerita continua a fare guai. È acida, e per… addolcirla, ammansirla c’è bisogno di calcio, tanto calcio, e lo va a saccheggiare lì dove si trova: dalle ossa e dai denti. Sarà perché la carne, prima di essere cotta, era stata… viva? Brucava, razzolava, nuotava, muggiva, belava, grugniva; insomma, emetteva suoni… respirava, esattamente come noi.
C’è forse una… sottile vena animalista?
No, solo constatazione. Siccome il mangiare è un atto naturale e necessario, e la varietà di cibo è ampia, ognuno è libero di mettere in bocca ciò che preferisce. La consapevolezza della scelta di cosa mangiare e che, una volta ingerito farà parte di noi, è tutta un’altra storia. Non è merce in vendita, non si acquista da nessuna parte, e non è nemmeno un dono.
È il risultato di un percorso di crescita interiore individuale, fatto di riflessione, riflessione, riflessione… che può essere anche molto lungo. Non sta a nessuno giudicare l’attuale stato evolutivo del singolo, non è necessario condividerlo, va semplicemente accettato.